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28/12/2007, 01:16 in Pensieri e Riflessioni

Questi occhi han visto cose che voi umani...
Lo so, lo so, vi son mancata.
Anche voi. Tantotanto.
Ora - guai tecnici a parte - son tornata.
Mi sarebbe piaciuto esordire narrandovi le mirabolanti avventure che mi han tenuto lontana da questo ameno luogo per tutti questi mesi, ma ve le racconterò un'altra volta - prestissimo, non temete! -.
Adesso invece in ritardo di qualche giorno rispetto alle tradizionali feste natalizie, vi segnalo come cadeau alternativo alle classiche opere omniae di Jung e Freud, questo simpatico bambolotto che siete ancora in tempo per infilare nella calza dei colleghi più cattivi:

Nonno Freud

Aiuterà Barbie e Ken a superare le loro crisi coniugali?
 

Oppure riuscirà a far accettare a Big Jim la sua omosessualità (latente, obviously)?



Ma se proprio proprio Nonno F. non gliela fa, possiamo inviare il nostro macho e nerboruto amico di infanzia da questi "signori" qui (clicca)

[per l'articolo completo clicca qui]

(leggete colleghi, leggete... è molto istruttivo su cosa gira all'interno della nostra categoria!)


E ora la vostra Aisha vi saluta e va ad indossare la mise prescelta per il Veglione di fine anno...



scritto da Aisha Proxima | Link | 2 commenti| Voto:: 4 ( + / - ) | | (1) | | TrackBack (0)
15/07/2007, 23:07 in Sognavo di essere Freud...

L’insopportabile pesantezza dell’essere (psicologhe...)
Cari lettori, è da un po' che non ci sentiamo.
Perdonerete se la vostra Aisha s'è un po' persa per strada, nel tempo. Ahimè, anzi no, che dico, Beata-ammè, ho trascorso questo mesetto impoltrita nella mia lussuriosa pigrizia, godendomi i corteggiamenti dei molti e prestanti e insistenti ammiratori che hanno letto il mio libro e sono rimasti affascinati dal mio blog. Ma delle mie piccanti avventure internettiane ve ne parlerò un'altra volta.
Riflettevo un po' di giorni fa su quello che mi raccontò una volta la mia amica (cerca sul libro il nome della protagonista del racconto), testimonianza che poi ho riportato nel libro, nel capitolo intitolato “Un’eroina da tragedia greca”:




[...]
Ma la cosa che mi disturba di più sai qual è?
Che non riesco a tirarmi fuori da questi pensieri da vittima piagnona, da Ifigenia in Aulide post litteram. E lo sai perché? Perché mi sono accorta che noi psicologi tendiamo più di altre categorie a piangerci addosso.
[...]
Sai che ti dico Aisha? Io non ci credo molto, penso invece che tutto ciò sveli una nostra insicurezza, una sorta di loop rimuginativo e autocolpevolizzante, che poi è l'unica cosa che resta da fare nel momento in cui ci si sente impotenti.
[...]

E semmai avessi avuto dei dubbi in proposito, il Fato bighellone e scanzonato affibbiatomi alla nascita ha ben pensato di ribadire il concetto con esempi pratici.
Esempi, sì... perché come dice la pubblicità "dù gust is megli che uàn" e così nell’arco di due giorni sono stata coinvolta in due episodi con due diverse protagoniste che hanno però lo stesso filo conduttore: la inutile e continua lamentazione.

Ora, chiamiamolo imprinting, chiamiamoli archetipi, chiamiamolo condizionamento culturale o coazione a ripetere, fatto sta che, scopro ogni giorno di più che anche nell’animo della più scafata manager in tailleur gessato, nell’intimo della più emancipata femminista, nei reconditi meandri della psiche della più razionale ed evoluta delle donne, c’è un posticino nascosto in cui, inestricabili come gramigna, ineliminabili come la polvere agli angoli delle stanze, implacabili come gli operatori di call-center che chiamano ad ora di pranzo, albergano LORO. Sì. LORO, proprio LORO... la Rossella O’ Hara di “Via col Vento”, la Jenny Cavilleri di “Love Story”, il mix soap-mitologico che mette insieme la sfiga in amore di Arianna e la tragica “disinvoltura” nei rapporti coniugali di Fedra, la Catherine di “Cime Tempestose” e una a scelta tra le sorelle March.
Personaggi e situazioni che, grazie agli studi scolastici, ai libri letti, ai film in televisione o al cinema, hanno più o meno consapevolmente creato una serie di sfaccettature nel nostro personale manuale intitolato “Essere donna: istruzioni per l’uso”.
Ogni torta che si rispetti non può essere priva di ciliegina, e quale succoso frutto se non una laurea in psicologia, glassato con la voglia di affermarsi e ulteriormente “insaporito” dal costante conflitto tra Eros e Psiche, è il migliore per decorare tutta quella stuccosa e stomachevole panna montata e renderla prontamente indigesta?

Ci siamo capite spero... Bene, fatte le necessarie premesse in cui ognuna di noi, seppur pronta a negarle finanche davanti al plotone di esecuzione, non può non riconoscersi, vi racconto cosa mi è successo.
Ordunque mi telefona Camilla, una mia amica, manco a dirlo, psicologa, e dal tono del saluto già capisco che è il caso che mi metta comoda, con succo di frutta e portacenere a portata di mano: sarà una telefonata luuuuuuuuunga lunga. Camilla è in crisi perché a suo dire il suo fidanzato non le riserva la considerazione e le attenzioni che dovrebbe. Tralascio il rapporto stenografico della telefonata perché vi voglio bene, vi dico solo che durante la telefonata è emerso che:
1- lo spregevole individuo che tanto malamente la trattava, non era esattamente il fidanzato (a meno che saltuari e frettolosi incontri volti solo allo scambio di reciproci umori corporali tra le lenzuola, non siano condizione sufficiente alla attribuzione della qualifica di "fidanzato: ragazzo che frequenta me e conosce la mia famiglia e ha intenzione di sposarmi")
2 - il reato di “leso fidanzamento” sarebbe consistito nel fatto che “lui” è andato in giro per concessionarie a scegliersi la prossima automobile senza chiedere a “lei” di accompagnarlo.
Ora, come insegnano libri e canzoni l’amico dovrebbe essere la persona che sta dalla tua parte “a prescindere”, mentre la deontologia di uno psicologo impone comportamenti leggermente diversi nei confronti del paziente e così, quando l’amica il lacrime ti singhiozza: “Tu, da amica e psicologa, cosa mi consigli?” senti  dentro di te scattare un dilemma che quello di Amleto al confronto è più banale dello scegliere se zuccherare il caffè con aspartame o fruttosio (eh lo so, la prova costume incombe...).

Non bastasse Camilla, il giorno dopo è Liliana a richiedere la mia consulenza professional-sentimentale, anche stavolta il caso è dei più controversi e torbidi all’apparenza, un nodo di Gordio che un qualunque maschio (non necessariamente psicologo) avrebbe alessandrinamente risolto con un taglio netto comprendente una frase che comincia con “Ma vaf” e finisce con “ulo”... Ma noi siamo donne, amiche e PSICOLOGHE e quindi dove gli altri vedono una breve autostrada a quattro corsie, noi preferiamo scorgere intricati e tortuosi sentieri nella jungla del nostro inconscio. Liliana ha conosciuto un tizio in chat, il solito contatto brillante, scanzonato, simpatico e... sposato. Dalla chiacchiera alla battutina, dalla battuta alla allusione, dalla allusione alla proposta, dalla proposta all’invito a vedersi, per una conoscenza più biblicamente completa.
Al momento Liliana ha accettato poi però sono scattati i sensi di colpa, i dubbi, le perplessità: “lui” è un porco approfittatore o un fuscello sentimentale travolto dall’uragano dell’amore? E Liliana che dovrebbe fare, ascoltare le lusinghe dei sensi e gettarsi tra le sue braccia o negarsi sprezzante in rispetto di una Legge Morale che viene prima di tutto?

Dubbi legittimi e ricorrenti da che mondo e mondo, acuiti e resi dilanianti quando sottoposti da una psicologa ad una psicologa, creando un conflitto di interessi degno di un feutillon della belle Epoque.
E allora forse aveva davvero ragione il Principe Antonio de Curtis, detto “Totò” quando in una sua memorabile scenetta esaltava l’ignoranza...



scritto da Aisha Proxima | Link | Nessun commento| Voto:: 2 ( + / - ) | | (4), (3) | | TrackBack (0)
11/06/2007, 16:14 in Politica Professionale

Proposta di Legge sulla Psicoterapia - Firma anche tu la petizione!

Ce l'abbiamo fatta: le richieste di AltraPsicologia sulla psicoterapia diventano una proposta di legge.

AltraPsicologia ha partecipato in prima linea alla stesura di una nuova Proposta di Legge sulla Psicoterapia, la n°2486, che è stata presentata in Parlamento dall'On. Giulio Conti. Ora è in discussione in Commissione Affari Sociali insieme alle altre due concorrenti (Cancrini e Di Virgilio).

Per la prima volta gli Psicologi propongono un testo parlamentare per i cittadini e per gli Psicologi! Leggi i dettagli e firma la Petizione per esprimere parere positivo per la proposta di legge e le sue novità a favore della categoria.

Firma la petizione per appoggiare la Proposta di Legge Conti n°2486 per l'accreditamento della Psicoterapia!

Per il diritto alla Salute Psicologica dei cittadini e delle loro famiglie.

Per la libertà di scelta.

Per la prevenzione del disagio.

Una lotta di civiltà condotta dagli Psicologi

scritto da Aisha Proxima | Link | Nessun commento| Voto:: -1 ( + / - ) | | TrackBack (0)
08/06/2007, 18:06 in Vita da Psy

Al vernissage - Psicologi allo scoperto
Checché se ne dica, anche noi psicologi abbiamo una vita sociale.
Certo, tranne rari casi tale vita sociale non comprende nottate danzanti al “Billionaire” o tintarelle su qualche yacht ormeggiato alla fonda a Montecarlo, ma insomma, si fa quel che si può.
La settimana scorsa stavo andando in libreria ad acquistare alcuni testi necessari per il mio... sì, indovinato... aggiornamento, in attesa di qualche fantomatico paziente (a volte mi sento come un soldato nel Forte Bastiani de “Il Deserto dei Tartari” ma non sempre sono così allegra...) e per strada ho incontrato Marisa, una mia vecchia amica che non vedevo da un bel po'. La prima robusta iniezione di autostima (“Aisha, ma non sei cambiata affatto dopo tanti anni!”) mi ha subito bendisposta nei suoi confronti, ed ho accettato di sconvolgere la mia teutonica tabella di marcia per sedermi al tavolino di un bar e fare quattro chiacchiere con lei.
Gli argomenti li potete immaginare: pettegolezzi su conoscenze comuni dei bei tempi che furono, status quo odierno, programmi futuri, scambio di numeri telefonici, promesse di mantenerci in contatto, varie ed eventuali.
Al momento di salutarci Marisa fruga nella sua borsa e mi consegna un cartoncino colorato, l’invito alla inaugurazione di una mostra di quadri allestita da un suo amico che – lei dice – potrebbe interessarmi. Infilo l’invito tra le candide pagine della mia agenda, raramente segnate da appuntamenti ed impegni e quasi me ne dimentico... Poi però ci ripenso: non che un vernissage sia al top dei miei desideri, ma visto che Brad Pitt ha preferito trascorrere anche questo fine settimana con Angelina Jolie piuttosto che con me, prendo in considerazione la proposta di Marisa per un sabato sera all’insegna della cultura moderna e decido che quasi quasi ci vado.
Arriva il giorno della inaugurazione, mi preparo con la disinvolta maniacalità che solo le donne (perdipiù psicologhe...) possono riservare alla scelta di accostamenti quali orecchini – collana, scarpe – borsetta, gonna – camicia. Dopo attento esame del mio, per fortuna (?), scarsamente fornito guardaroba, finalmente la mise è decisa, esco di casa e mi reco alla galleria d’arte.
Arrivo con opportuno ritardo, il tavolo del buffet mostra evidenti i segni che i presenti non hanno fame solo di cultura, la fauna è varia e variopinta: pseudo-intellettuali che sembrano estrapolati da un film di Truffaut, femme fatale con più silicone di una bambola gonfiabile, giornalisti annoiati e avventori del “c’ero anche io”.
Marisa mi vede arrivare, coglie il mio sguardo indagatore e mi rapisce con un sorriso prendendomi sottobraccio, cominciando le presentazioni di rito con strette di mano e scambi di nomi dimenticati dopo cinque secondi. Tutto procede bene finché la mia improvvida amica, all’ennesimo scambio di convenevoli con un aspirante critico d’arte gracile ed emaciato, con occhi spiritati protetti da una pesante montatura nera e dai modi melliflui e appiccicosi, si fa scappare lo horribile dictu, il segreto da custodire al pari del terzo mistero di Fatima, specie in occasioni come questa... “Perché non vi fate un giro assieme così fate quattro chiacchiere sui quadri? Secondo me avreste molte cose da dirvi...Eppoi sai, Aisha è psicologa... ” E facendogli l'occhiolino, mi molla lì e se ne va, lasciandomi basita e indifesa.
Il suo amico mi fissa, pare percorso da un fremito ed un lampo brilla nei suoi occhi al pari di un gatto che ha appena scoperto la tana del topolino... Mi sembra addirittura di intravedere un suo breve sorriso sbilenco, dal sapore lievemente sadico... Io, per dirla alla Battisti, “ho visto la mia fine sul suo viso” ma oramai era troppo tardi per dissolvermi nel vento e poco opportuno morire in quel momento. Non potevo nemmeno negare gridando disperata: "No... no! Marisa ha forse mal compreso! Io sono solo una umile amministrativa con un diploma biennale di counseling aziendale nemmeno riconosciuto dal Miur! Marisa.... vieni qui... Marisaaaaa!". Ho invece dovuto rassegnarmi al destino che il Fato cinico e baro mi aveva preparato.
Certo, dalla mia avevo il fatto che lui si chiamava Gondrano, nome che gli chiesi di ripetere due volte perché credevo di averlo capito male e che scoprii essere quello di un attore degli anni ’50  che l'emulo di Achille Bonito Oliva mi confessò essere la passione proibita di sua madre  (poi magari un giorno o l’altro parleremo anche dell’influsso che nomi del genere hanno su di chi se li ritrova affibbiati...). Questo, unito all'aspetto decisamente dimesso del mio nuovo accompagnatore, contribuì a convincermi non poco che un incontro simile non poteva che essere voluto da una Volontà Superiore che evidentemente quel sabato sera voleva divertirsi guardando una sit-com che aveva me e coso... lì... Gondrano come protagonisti.

Come avrete forse immaginato dal mio bel tacer in merito, i quadri lì presentati non erano certo bucolici paesaggi alla Fattori...


Uliveta - Giovanni Fattori
 
... né tantomeno sinuosi ritratti alla Botero...

La lettera - Fernando Botero



... quanto piuttosto composizioni astratte che probabilmente si ispiravano, con risultati a dir poco... ahem... controversi, ad uno stile frittomisto tra il Klee più cupo...

Fuga in Rosso - Paul Klee


...e il Mondrian più enigmatico.

Piet Mondrian - Victory Boogie-Woogie


Ebbene, mentre passeggiavamo tra le crost... tele, sapevo che "quella" domanda prima o poi sarebbe arrivata, mi chiedevo solo quanto tempo ci avrebbe messo Gondrano per formularla. Non dovetti attendere molto in effetti, al secondo quadro il mio ceruleo accompagnatore si voltò verso di me e scoccò: “Tu che sei psicologa.... Ma secondo te, con questo quadro, l’artista cosa voleva comunicare?”
Repressi l’impulso di rispondere “che assumere mescalina e peperoni arrosto la sera tardi prima di andare a letto può indurre allucinazioni tratte dall'ispirazione degli intensi momenti gastrici vissuti in quegli attimi” e traccheggiai cercando di esprimere la stessa opinione che il Ragionier  Fantozzi aveva de “La Corazzata Potemkin”  in termini meno coprolalici (sono pur sempre una aggraziata e dolce fanciulla!).
Ora, va bene che una delle maledizioni insite nella somministrazione del test di Rorschach è che la gente crede che noi si sia capaci di vedere chissà quali reconditi significati anche in immagini che ai più suggeriscono una idea univoca, come in questo o in quest’altro caso; vero che c’è chi ha costruito la propria fortuna di critico commentando con intricati elucubrazioni le opere di Lucio Fontana...





... o di Pietro Manzoni

Pietro Manzoni - Merda d'artista

però porca miseria ragazzi... a tutto c’è un limite.

Se non puoi combatterli, fatteli amici; se non vuoi farteli amici, confondili”, diceva uno stratega. Ed io decisi di seguire l’ultimo suggerimento: mi lanciai in un profluvio di “estrinsecazioni dell’Io interiore”, “dicotomia tra resistenza ed arrendevolezza, trasgressione e conformismo”, “endogenesi spiraliforme di un vissuto che mostra una crasi tra fase anale e fase orale” e via dicendo.
Gondrano assentiva e sospetto prendesse mentalmente appunti; io subdolamente procedevo tra le tele dirigendomi verso le dilaniate spoglie del buffet oramai più vuoto del mio portafogli. Ad un tratto mi voltai leggiadramente verso il mio interlocutore e sbattendo innocentemente le mie folte ciglia mascarate gli chiesi se riusciva a trovarmi qualcosa da bere, poiché ero davvero assetata. Lui partì con una determinazione pari a quella di Sir Lancelot alla cerca del Graal e io ne approfittai per dileguarmi nella notte, già pregustando il piacere di spaparanzarmi sul mio divano in mutande a gustarmi le repliche di “Grey’s anatomy” nella cui protagonista, manco a dirlo, un po’ mi ritrovo...
scritto da Aisha Proxima | Link | 7 commenti| Voto:: 4 ( + / - ) | | (4) | | TrackBack (0)